La grande muraglia verde per salvare l’Africa

Con decenni di ritardo, finalmente il mondo sta capendo come rimediare, almeno in parte, la devastazione perpetrata al nostro pianeta adottando la soluzione più semplice e logica: PIANTARE ALBERI! Ha avuto inizio nel 2007 la grande muraglia verde, lunga 8000 km e larga 15, che attraversando 11 paesi africani, bloccherà l’avanzamento della desertificazione, mitigherà gli effetti disastrosi del cambiamento climatico e porterà cibo agli abitanti che non saranno più costretti a migrare in massa. Stanno piantando alberi di acacia che resistono alla siccità e serbano acqua nel sottosuolo. Come ci insegnava già nel 2007 il piccolo Felix di Plant for the Planet : https://www.plant-for-the-planet.org/media/datastore/cms/media/download/2014-12-08-195808-italiano_informazioni_e_retroscena_plant-for-the-planet.pdf  

ogni albero assorbe circa 3 tonnellate di CO2. Grazie al cielo anche il Kenya, l’Amazzonia, l’Indonesia e altri paesi ora portano avanti progetti di riforestazione. L’Indonesia invita i suoi abitanti a conservare i semi della frutta e di deporli nelle campagne  abbandonate. Il clima indonesiano permette questo e altro, sebbene per esperienza personale ho verificato che  un seme su dieci, conficcato nella terra, senza scavare,  attecchisce.  Come un ramo su tre, appena spezzato da un temporale, infilato per circa la metà della sua lunghezza, nel terreno, darà vita a un nuovo albero e alla gioia di vedere crescere i risultati di un nostro piccolo gesto per Madre Natura. Ricordo quando ero a Phoenix, Arizona, che gli ambientalisti chiedevano agli abitanti di lasciar crescere le “erbacce” in giardino. LA SOLA PRESENZA DI ERBACCE DETERMINAVA UN CALO TERMICO NOTTURNO DI 18° IN PIU’, una benedizione durante le estati arroventate di Phoenix. Sembra impossibile, ma le prove erano incontestabili. Un’appassionata di dendroterapia  (curarsi con gli alberi) come me, non può che essere felice di poter trasmettere buone nuove simili. Siamo in ritardo di almeno 30 anni, ma finalmente l’umanità sta comprendendo quanto sono indispensabili gli alberi. Per chi non l’avesse ancora visto, lascio il link del commovente video: “L’Uomo che piantava gli alberi” https://www.youtube.com/watch?v=YIFDlYqtXDA

Altro link d’approfondimento:https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/25622-grande-muraglia-verde

La Pietra “Magica” della Val d’Aveto (GE)

Proviene direttamente dalla crosta terrestre senza aver subito i naturali processi di trasformazione

  Gli abitanti della Val d’Aveto (entroterra ligure, sopra Chiavari) la chiamano la Pietra Borghese. Un tempo si pensava fosse un enorme meteorite ed è, grazie pure ad altre sue caratteristiche particolari, giustamente ammantata di leggende. Fa impazzire le bussole e, se percossa con un martello, risuona come una campana. Oggi sappiamo che è una delle più interessanti formazioni geologiche del nostro Appennino, la roccia più antica d’Italia (3,5 miliardi di anni?), appartenente al mantello della litosfera terrestre, fatto di peridotite Iherzolitica. Questa imponente formazione  proviene dalla crosta terrestre senza aver subito i naturali processi di trasformazione. Si erge maestosa distinguendosi totalmente da qualsiasi altra roccia. Avvicinarsi a questa eccezione di Madre Natura, scatena sensazioni ancestrali. Toccare  un elemento intriso di miliardi di anni di storia di questo pianeta incute deferenza e, ad osservarlo da vicino, porta la mente (purtroppo o per fortuna) a paragonarlo a qualcosa di già conosciuto come le immense statue dell’Isola di Pasqua. E’ come se fosse plasmata da conoscenze antichissime che la animano: l’inconscio di ogni visitatore può ritrovare in essa infiniti archetipi personali. La Natura che contravviene a se stessa e noi, miseri mortali, possiamo solo supporre che sia a causa di una eccessiva frizione causata dallo spostamento delle placche terrestri. Sapevamo che era difficile da raggiungere e, alla nostra età, non siamo più grandi camminatori. Siamo riusciti a raggiungerla solo grazie a un amico che ci ha trovato un mezzo adatto. La strada è (per me almeno) spaventosa. Uno sterrato malandato che non finisce mai. Se volete raggiungerla consiglio un 4X4 , altrimenti meglio fare il percorso a piedi, facendo attenzione ai cani un po’ aggressivi. La strada vi porta fino a pochi metri di distanza e si continua su un sentiero pieno di massi: fate attenzione. Il 25 giugno è stato riaperto il rifugio del Monte Aiona, che si trova poco oltre la pietra e molto probabilmente verrà fatta un po’ di manutenzione. Fifona come sono, ci tornerei solo con i mezzi dell’esercito, corpi speciali compresi, continuando a pregare comunque, a ogni curva su un dirupo. Nonostante la paura, posso dire che i paesaggi lungo la strada sono incantevoli e che il gigante di pietra scatena interrogativi e sensazioni profondi. Per altre informazioni potete cliccare sul link: https://misteryhunters.wordpress.com/2016/03/09/lo-strano-caso-della-pietra-borghese/

oppure sul sito del Parco della Val d’Aveto:  http://www.parks.it/parco.aveto/pun.php