Un’antica Piramide Etnea con il vostro nome! Come?

Un’occasione davvero faraonica per passare alla storia!

   L’Etna ci sorprende ancora con le sue molte piramidi, rimaste nascoste nei secoli. Grazie al Museo della Scienza di Catania il LUDUM, chi individuerà l’ubicazione precisa di una delle molte strutture piramidali presenti sull’Etna, potrà tramite un semplice whatsapp, inviare i dati, assieme a delle foto e precisare il nome che desidera dare alla piramide scoperta! Un’occasione davvero “faraonica” per passare alla storia. L’iniziativa nasce dal bisogno di censire le molte strutture piramidali che si trovano nella zona che va da Piedimonte Etneo fino ad Adrano. Le teorie sulla loro costruzione e funzioni sono diverse. Qualche anno fa, visitando l’interessantissimo parco etnografico delle piramidi di Guimar a Tenerife, avevamo visto nella splendida esposizione fotografica all’interno del parco, immagini di piramidi presenti in moltissimi luoghi del mondo, Etna compresa. Secondo gli antropologi è una forma universalmente sentita e riprodotta, sia per la sua sacralità (il desiderio e la speranza di ergersi verso il cielo), sia per la sua presenza in natura (formazioni cristalline ad esempio). Alle piramidi vengono attribuite anche altre proprietà, come la velocizzazione del processo di essiccazione, l’affilatura delle lame, la ricarica energetica e parecchie altre, più o meno accreditabili. Perfino i berberi del deserto egizio, ci hanno personalmente confermato di appoggiare la carne da seccare su pietre piramidali per accelerare il processo. Agli  studiosi di Radionica non devo dire altro… Per “nominare” la vostra piramide: https://www.facebook.com/LudumMuseodellaScienzaCatania/photos/a.328078010645762.76170.327925180661045/1347570308696522/?type=3&theater

Per ulteriori informazioni sulle origini delle piramidi sull’Etna e l’iniziativa del LUDUM: http://catania.meridionews.it/articolo/57112/etna-primo-censimento-scientifico-dei-turrizzi-hanno-tremila-anni-di-storia-vanno-studiati/

Ricoperta di diamanti NERI si sente depressa…

     Spendere migliaia di Euro in gioielli, senza conoscerne le proprietà, può provocare reazioni indesiderate. Quando una deliziosa Signora mi ha detto quanto li aveva pagati e soprattutto come si sentiva, mi è parso doveroso parlarne. Le qualità delle pietre preziose e semipreziose, sono note da secoli. I Sommi Sacerdoti indossavano  l’EFOD – il pettorale sacro con le dodici pietre, simbolo delle dodici tribù d’Israele, che aiutava loro a comunicare meglio con il Divino. L’anello Episcopale è sempre di ametista (considerata una delle pietre che agiscono maggiormente a livello spirituale). Ancora oggi, milioni di persone affiggono alla porta di casa, le dodici pietre, come segno di benedizione. L’uso sacro delle pietre si perde nella notte dei tempi, sia come amuleti (vedi le corone dei Re), sia come farmaco sotto forma di elisir, usato con successo, ora più che mai, sia nella medicina ayurvedica che nella spagiria . La cristalloterapia non ha quindi nulla di nuovo. La New Age (nel bene e nel male) ha solo contribuito a diffonderne la conoscenza millenaria. In nessun testo o corso di cristalloterapia (e ne ho frequentati parecchi) ho mai sentito nominare i diamanti neri e la spiegazione è abbastanza ovvia per chi conosce un minimo le qualità delle pietre: i sedimenti inclusi NON lasciano passare la Luce. Difficile star bene indossando ciò che blocca la luce. La luce che ci è indispensabile per vivere. Basti pensare alla depressione dei popoli nordici. Gli alberghi hanno le sbarre alle finestre per evitare i suicidi. Nella cristalloterapia, fino a pochi anni fa, l’unica pietra nera utilizzata era l’ossidiana. Famosissimi i giacimenti, che ho visitato, a Lipari; un tempo ricca, grazie a questa pietra tagliente, con cui si fabbricavano pugnali e coltelli. L’ossidiana sgorga da alcuni vulcani, assieme alla pietra pomice (che come sapete è bianca). E’ lo stesso silicio, ma cambia completamente a secondo della temperatura alla quale esce dal vulcano e Madre Natura, “emette” contemporaneamente sia il nero che il bianco, una sorta di Tao. Le spiagge di Lipari sono infatti bianche e nere. Soggiornarvi suscita molte riflessioni (grazie, Nora, anche per questo).  Ultimamente, grazie anche ai libri sul transurfing dell’autore russo Vadim Zeland, abbiamo conosciuto la Shungite. Forse è stata un po’ sopravvalutata, come tutte le “novità” (per noi occidentali), ma la uso quando devo schermarmi prima di addentrarmi in certi ambienti e, assieme alle altre tecniche, devo dire che questa pietra nera, un po’ come l’abito talare dei preti, sembra funzionare. Le pietre nere vanno comunque indossate con moderazione, perché scatenano quel che non abbiamo ancora risolto dentro di noi, talvolta in maniera prepotente. Trent’anni fa provai una perla nera e dovetti togliermela immediatamente. Mi sentii malissimo. Dopo tanto lavoro su di me, riesco a tollerarla, ma preferisco sempre un “umile” cristallo ialino (cristallo di rocca) che contiene tutti i colori dell’universo. Sia l’ossidiana che la shungite, costano una bazzecola in confronto a un’opaca scheggia di diamante nero che neppure riflette la luce… Lascio a voi ogni riflessione in merito.  Nel prossimo articolo cercherò di sfatare il dannoso luogo comune delle pietre zodiacali.